L’esperienza sperimentale di IGIEA

Il modello della “movimentazione Centrata sulla persona” MCP.

L’associazione IGIEA nasce nel 1995 e da allora inizia una intensa attività di ricerca nell’ambito della sicurezza del lavoro in ambito sanitario.
Nel corso degli anni ha attivato una intensa collaborazione con l’ISPESL (dal 2000 ad oggi ) e con le Aziende Ospedaliere S. Andrea, S Pietro di Roma e S. Camillo Forlanini di Roma.
Tra il 1995 e il 2000 l’attività di ricerca, condotta all’interno dell’associazione, ha permesso di esplicitare il modello teorico Bio-Meccanico, alla base della strategia prevenzionistica italiana. In alternativa a questo modello, che basava la sua strategia su sette categorie di fattori di rischio, IGIEA ha elaborato un modello Bio-Psico-Sociale che individuava complessivamente 11 categorie di fattori di rischio che naturalmente comprendevano le 7 del modello precedente.
Il nuovo modello identificava 67 nuovi fattori di rischio, 30 dei quali legati alle nuove 4 categorie.
Quanto sopra evidenzia due situazioni completamente diverse e distanti tra loro.
Da una parte il modello ergonomico che considera quasi esclusivamente la dimensione dell’operatore che effettua una attività di movimentazione manuale.
Dall’altra, il modello Igiea che considera la dimensione dell’infermiere come esperto del processo assistenziale che richiede una movimentazione della persona ed, ovviamente, la dimensione della persona.
Questa interpretazione sposta il problema della direzione di estrema complessità considerando l’interazione di due individui, uno che richiede assistenza ed un altro che la fornisce coerentemente con quanto previsto dalla normativa professionale, dal codice etico, utilizzando tutte le conoscenze scientifiche disciplinari disponibili.
A partire da questa nuova ipotesi, nel 2000 prende avvio un progetto di ricerca denominato B72/00 ISPESLche ha proprio l’obbiettivo di verificarne la validità e si concluderà nel 2004.
In questa fase della ricerca collaborano l’ISPESL e le Aziende Ospedaliere S. Andrea e S. Pietro Fatebenefratelli di Roma.
I risultati confermano la validità del modello IGIEA e gettano le basi per un altro progetto di ricerca che, iniziato nel 2005, terminerà nel 2008.
Questo nuovo progetto, che vede la partecipazione di ISPESL, Azienda Ospedaliera S. Camillo Forlanini, si pone come obiettivo di verificare se l’applicazione del modello IGIEA produce effetti sullo sforzo fisico e migliora l’autonomia del malato.

I risultati

I risultati della sperimentazione confermano che il modello IGIEA, rispetto al modello tradizionale, riduce lo sforzo fisico da parte degli infermieri nell’esecuzione delle stesse attività del 39% medio rispetto al modello ergonomico.
La sperimentazione ha permesso di verificare che il livello di autonomia dei malati è migliorato nell’80% circa del campione.
Lo studio ha permesso inoltre di verificare che il risultato ottenuto è legato ad un intervento su 9 fattori di rischio appartenenti a tre nuove categorie e 2 nuovi appartenenti alle vecchie categorie.
Attraverso una esperienza di laboratorio, condotta sempre presso il S. Camillo, è stata riscontrata la riduzione complessiva dello sforzo fisico dell’80% a seguito dell’introduzione di letti elettrici con caratteristiche particolari.
Quest’ultimo risultato è legato alla possibilità, offerte da letti elettrici con caratteristiche definite, di intervenire su altri 4 fattori di rischio appartenenti a 2 delle nuove categorie di fattori di rischio.
Parallelamente a queste esperienze è stato condotto un’altra sperimentazione pilota per valutazione dell’efficacia di un nuovo strumento di valutazione dei rischi basato sul modello IGIEA (strumento che considera le 11 categorie di fattori di rischio anziché 7 come l’indice MAPO).
Lo studio ha evidenziato come l’indice MAPO non abbia rilevato variazioni del rischio dopo l’intervento formativo effettuato con modello. Il nuovo strumento di IGIEA, al contrario, ha evidenziato un valore di rischio maggiore e più coerente con la realtà osservata in T zero ed un valore più basso nella valutazione in T uno, coerente con la riduzione dello sforzo fisico misurata con altri strumenti. L’indice IGIEA ha inoltre fornito indicazioni su fattori di rischio presenti non considerati dall’indice MAPO.

Quale rilevanza di questa esperienza per il risk management.

La sicurezza nelle attività di movimentazione del malato, nel modello IGIEA, si lega indissolubilmente ad un intervento di promozione dell’autonomia della personada assistere impedendo l’effettuazione di un intervento assistenziale “sovradimensionato” in termini di forza utilizzata, come spesso avviene nel modello ergonomico.
Pertanto, il modello della MCP si pone come misura di barriera verso interventi assistenziali potenzialmente pericolosi per il malato in quanto responsabili di una sua progressiva perdita di autonomia ed in contrasto con le disposizioni di legge che regolano l’esercizio della professione infermieristica.
Inoltre, l’applicazione del modello della MCP potrebbe influire positivamente sul rischio cadute dei pazienti, fenomeno che interessa trasversalmente malati giudicati a rischio e non attraverso strumenti dedicati. Questa situazione ci pone di fronte alla necessità di ripensare ai metodi di valutazione che, ricercando la massima oggettività, perdono di vista la persona ma anche di ripensare agli interventi preventivi attuati, evidentemente non sempre efficaci.
In questa situazione, l’utilizzo del modello della MCP, implementa la conoscenza, da parte dell’infermiere, delle caratteristiche del malato e migliora la consapevolezza del malato rispetto alle proprie capacità residue di movimento. La nuova conoscenza che ne deriva, unita all’oggettività della interpretazione professionale, consente all’infermiere di integrare gli elementi di valutazione basati su criteri rigidi e ri-orientare le azioni preventive contestualizzandoli all’interno di piani di assistenza personalizzata.

Introduzione al concetto di “movimentazione centrata sulla persona”

Documenti sulla MCP

error: Content is protected !!