Movimentazione Centrata sulla Persona (MCP)

Introduzione al concetto di “movimentazione centrata sulla persona

Il concetto di “movimentazione centrata sull’operatore” definito anche “movimentazione standardizzata”, è caratterizzato essenzialmente dal considerare il paziente/persona non soggetto attivo ma oggetto passivo dell’intervento infermieristico.
Estremizzando, il lavoro dell’infermiere in questa prospettiva è finalizzato alla mobilitazione della persona senza che questa ultima venga coinvolta nel processo assistenziale.
Al centro della scena si muove l’operatore sanitario che si assume ogni onere, non riconoscendo al paziente la possibilità di porsi come individuo capace di migliorare la propria autonomia.
Al contrario la “movimentazione centrata sulla persona”, pur sostituendosi all’inabile quando questi non può eseguire dei movimenti, cerca comunque, nella condivisione, di stimolarne sempre l’azione considerandolo sensibile ad interventi rieducativi.

La terminologia usata (movimentazione centrata sulla persona o Sull’operatore) rimanda chiaramente al pensiero di Carl Rogers che nel 1951 pubblicò “Client-Centered Therapy”.
Lo psicoterapeuta americano propose una modalità d’intervento caratterizzata non tanto dall’azione del terapeuta, a cui il paziente doveva sottostare, ma dall’azione propria del soggetto che con l’aiuto del terapeuta metteva in gioco tutte le proprie energie per uscire dalla situazione di difficoltà.
Come dire: il cambiamento non avviene tramite l’intervento diretto del terapeuta ma per mezzo dell’energia residua del paziente che viene attivata con l’aiuto del terapeuta.

La “movimentazione centrata sul paziente” può essere presentata, oltre che all’interno del quadro di riferimento del pensiero rogersiano, anche in quello formato dal binomio disabilità-handicap.
I due termini, pur se spesso usati come sinonimi, hanno invece significato profondamente diverso.
Il termine disabilità è riferibile ad una menomazione organica ed è quindi riconducibile ad un livello individuale; il termine handicap invece è riferibile a livello sociale, di sensibilità. Della società nei confronti della particolare menomazione.
Ad una stessa disabilità possono corrispondere diversi gradi di handicap. Il disabile fisico costretto a muoversi in carrozzella in una città sensibile al suo problema (eliminazione di ostacoli all’autonomia ed abolizione delle barriere architettoniche) vivrà un grado di handicap minore rispetto al collega disabile che vive invece in una città che non ha affrontato tale problema.

In questa prospettiva, la “movimentazione centrata sull’operatore” realizza un pensiero dove la persona assume il ruolo di ausilio per l’operatore anziché quello di protagonista pro-attivo alla ricerca del massimo livello di autonomia possibile, così come avviene invece nella nuova prospettiva della “movimentazione centrata sulla persona”proposta dall’Associazione Igiea.

A cura del Dott. G. Guerrini, Psicologo presso Hospice “My Life” – Casa di Cura Nepi, VT

L’esperienza sperimentale di IGIEA

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